Arosio |
Chiesa dei SS. Nazaro e Celso, Arosio
La tradizione musicale in Arosio ha origini davvero antiche: le prime menzioni di essa risalgono alle visite pastorali cinquecentesche e seicentesche di Leonetto Clivone prima e san Carlo Borromeo, poi.
Tuttavia, l’ annotazione certa dell’esistenza di uno strumento musicale nella parrocchiale arosiana, si ha nei carteggi settecenteschi legati all’edificazione della nuova chiesa. L’edificio cinquecentesco, nel 1759, fu demolito per lasciar spazio ad una chiesa più ampia, voluta da un insigne arosiano don Carlo Giussani, che si sobbarcò l’onere di pagare tutte le spese per costruire il nuovo edificio.
Nella nuova chiesa, che, in parte, è quella che ancora oggi possiamo ammirare, modificata dagli interventi dei primi del ‘900 del secolo scorso, l’altare maggiore era affiancato da due pregevoli confessionali lignei, sormontati dai rispettivi pulpiti, tutt’oggi esistenti. Sul pulpito a sinistra dell’altare maggiore saliva il parroco per pronunciare le omelie. Alle spalle del pulpito, una grande tela, inglobata nella struttura del confessionale, rappresenta il Buon Pastore che reca sulle spalle la pecorella smarrita. Sul pulpito a destra dell’altare, invece, stava l’organo, con la cantoria. La tela dietro ad esso rappresenta, in questo caso, un’estatica santa Cecilia che reca in mano uno strumento a fiato antico, la cosiddetta siringa o flauto di pan, immersa in una rigogliosa campagna che è l’esatta rappresentazione di quello che poteva essere un prato ad Arosio a quell’epoca. Entrambe i pulpiti sono ancora raggiungibili per mezzo di due scale in pietra, scavate nei rispettivi muri, e che i restauri hanno riportato in uso. Questo primo organo, già appartenuto alla chiesa del cinquecento, andò distrutto da un fulmine pochi anni dopo la costruzione della nuova chiesa. Una pergamena, custodita presso l’archivio di Stato di Milano, riporta la supplica dell’allora parroco alle monache del Monastero Maggiore di Milano, titolari delle terre e dei possedimenti arosiani, affinchè intervenissero per il suo restauro. Non sappiamo quale esito ebbe la controversia, di certo c’è che pochi anni dopo, Arosio aveva nuovamente il suo strumento. L’ampliamento dell’edificio, nel 1936, impose il ricollocamento dell’organo dietro all’altare Maggiore, e fece emergere la necessità di sostituirlo con uno strumento più moderno. L’occasione arrivò nel 1943: in piena seconda Guerra Mondiale, la ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio sta lavorando ad un organo da destinare alla cattedrale di Brindisi. Insorgono una serie di difficoltà, principalmente legate al problema bellico, tanto che diventa impossibile trasportare lo strumento a destinazione. Interviene, a questo punto, il parroco don Carlo Baj, che acquista ad un prezzo vantaggioso l’organo per la chiesa di Arosio, ove, nello stesso anno, viene montato. L’organo esce da una delle più rinomate ditte costruttrici: è di pregevole fattura e piuttosto imponente. Oggi, pur essendo funzionante, necessita di numerosi e costosissimi interventi di restauro che al momento risulta difficoltoso sostenere a causa dei lavori, già in corso, di restauro della Chiesa e di recupero della cripta di epoca romanica rinvenuta sotto al pavimento dell’edificio antico proprio nel corso di questi lavori. L’organo della chiesa parrocchiale di Arosio non sarà visitabile nei giorni dedicati ai Percorsi in Brianza 2011, dal momento che, attualmente, è in fase di posa la nuova pavimentazione. Anche i due confessionali (non pulpiti) sono momentaneamente non visibili a causa dei lavori di consolidamento e restauro dei due pregiati manufatti lignei. La corale Polifonica di Arosio, guidata dal M° Romano, terrà nell’ambito dei Percorsi in Brianza, un concerto di musica corale, il cui obiettivo sarà anche quello di raccogliere qualche offerta da destinare al restauro di questo pregevole strumento, che, negli ultimi settant’anni ha accompagnato le molte funzioni e cerimonie, oltre a numerosi concerti di musica polifonica. |
